Quotidianadue : i signori degli anelli
La tradizionale abilità degli orafi combinata con l’immaginazione e la creatività nel combinare tra loro materiali differenti, il riferimento culturale alla scuola padovana basata su forme geometriche minimali, tecniche antiche del gioiello, come lo smalto, usate in linguaggi nuovi e moderni: queste le caratteristiche di Quotidianadue la mostra orafa, giunta al suo secondo appuntamento, che da venerdì 16 fino al 24 sarà aperta nel Laboratorio Zanini. E’ dedicata agli anelli, forse i gioielli più carichi di significati simbolici: dal mondo delle favole ai riti di passaggio, gli anelli legano persone e sentimenti, caricandosi di messaggi evocativi e provocatori.
Sono opera di orefici più conosciuti all’estero che in Friuli, ammesso e non concesso che nella gioielleria contemporanea abbia senso parlare di nazioni o confini. Patrizia Bonati, Alessia Semeraro, Giovanni Sicuro e Stefano Zanini vogliono fare dei gioielli, che siano valutabili come opere d’arte, applicata appunto al corpo, piccole sculture da indossare per evidenziare il loro modo di percepire la realtà e di rappresentarla.
I loro anelli oltre alle tradizionali funzioni decorative, hanno perciò anche un valore culturale, esprimono i modelli di arte minimal e concettuale che gli orafi hanno fatto propri: i ferri di Dino, le superfici cromatiche di Rothko, l’informale materico di Burri. Rispetto alla modernità dei riferimenti culturali, della pratica artigiana hanno mantenuto oltre che la manualità, una ricerca etica, il credere in ciò realizzano al di fuori delle logiche commerciali. Ciò che conta sono la ricerca, l’originalità delle forme e delle associazioni non il prezzo dei materiali e delle pietre. Anelli per un pubblico colto dunque, non status symbol da esibire. La preziosità non dipende né dall’unicità dell’oggetto, né dalla preziosità dell’oro, ma dall’intervento dell’autore che comunica così il suo messaggio interagendo con il fruitore.
Stefano Zanini, erede del laboratorio Zoratti, presenta anelli il cui gambo è costituito da antichi chiodi di ferro fatti a mano, recuperati con pazienza da antiche assi, su cui salda come castoni “pepite d’oro” che li fanno assomigliare a ingenui disegni infantili, anelli per fate moderne. Negli anelli Carso esprime invece il suo amore per la montagna, avvicinandosi alle tarde sculture di Mascherini, ricrea nell’argento le forme create dall’erosione del calcare, mentre altri sono ricavati da sassi erosi da organismi marini. Forme e materiali che esprimono le mutazioni naturali in un gioco di pieni e di vuoti. L’anello di piombo e amianto nella combinazione di materiali velenosi e pericoli esprime invece la faccia “impresentabile” della società dei consumi, fatta dalle scorie e dai rifiuti tossici, una trash art sotto forma di anello delle streghe.
Alessia Semeraro, la trascinante capogruppo, è attirata anche lei dalle combinazioni di ferro, argento e oro. Dopo aver studiato a Londra e a Firenze alla scuola Alchimia, ha esposto a Padova e Turnov, le esperienze internazionali hanno così determinato una fitta trama di corrispondenze. Le lamine grigie di ferro si combinano con saldature e superfici di oro con un contrasto cromatico che si affianca all’alternarsi di superfici lisce e ruvide, simboli dello scorrere del tempo. Se le forme a parallelepipedo o a sfera risentono della scultura minimal, Alessia Semeraro è attirata anche dalle trasformazioni dei materiali: il legno che si carbonizza acquistando una tonalità nero lucente che ben si abbina all’oro, il carbone che compone instabili anelli sculture e che diventa calco per trasformarsi nuovamente in oggetti massicci di argento, che hanno perso la fragilità dei prototipi.
Le forme circolari del cerchio, le lastre d’oro martellate e tagliate a comporre collane primordiali, la lega d’oro stirata a comporre fili d’oro “forti e morbidi” caratterizzano la produzione di Patrizia Bonati, nuova acquisizione del gruppo. Il filo d’oro“forte e morbido”, tradizionale componente delle catenine e dei manini dell’oreficeria popolare, è martellato, attorto, annodato. Può essere usato in modi diversi ed intercambiabili adattandosi al corpo e alla volontà di chi indossa questi oggetti trasformabili, veri interpreti del nostro modo di vivere instabile e dinamico, prevedendo come l’arte contemporanea una interazione tra designer e fruitore.
Talora l’oro si compone con smalti bianchi, ma in questa tecnica il vero “signore degli anelli” è Giovanni Sicuro, l’unico del gruppo ad usare le variazioni cromatiche. Ha frequentato l’Accademia di Venezia e i suoi bracciali, anelli e spille hanno forme scultoree essenziali basate sul cilindro, adatte a far emergere il valore cromatico delle superfici lavorate con preziosi smalti a fuoco. Come in un gioco concettuale delle parti la setosità della cromia a smalto si combina con la morbidezza dell’epidermide, poiché gli smalti spesso sono posti all’interno degli anelli e non come tradizionalmente all’esterno. Attirato dal colore, Sicuro combina graniti, lapislazzuli, ametiste come leghe a base d’argento, le cui superfici imitano talora le rugosità dei tronchi di betulla. Attento all’aspetto tecnico del gioiello, ha un gusto alchemico dello smalto che crea oggetti unici e irripetibili traducendo il gesto in metallo.
Anelli preziosi dunque quelli in mostra, che hanno un valore culturale, da non confondere con il prezzo e che ribadiscono la capacità di rinnovarsi della scuola orafa friulana ben oltre la lezione dei fratelli Basaldella.
Gabriella Bucco
GLI ARTISTI
ALESSIA SEMERARO
Nasce nel 1966 a Palmanova. Vive e lavora tra Aiello e Barcellona, Spagna. Dopo dieci anni come grafica di produzione e marketing, si forma in Disegno del Gioiello Contemporaneo e Argenti a Londra presso la Central St.Martin's School e la London Guildhall University, specializzandosi poi a Firenze con artisti affermati del gioiello contemporaneo d'arte, come il tedesco Manfred Bischoff e il portoghese Manuel Vilhena, presso la scuola Alchimia.
Espone stabilmente in gallerie di gioielleria contemporanea, a Roma, Padova e Desenzano, e all'estero a Vienna, Berlino, New York, Boston. Ha partecipato a mostre e fiere per concorso internazionale, quali Collect al Victoria&Albert Museum di Londra, Sofa a New York e Chicago, Design Podium alla fiera Inhorgenta di Monaco di Baviera, e presso il Grassi Museum di Lipsia. Appare in numerose pubblicazioni europee e americane, fra cui Lark Books e Skirà. Alcuni suoi gioielli fanno parte della collezione privata dell'artista austriaco Peter Skubic, e delle collezioni permanenti del Museo di Turnov a Praga e del Museo degli Argenti nel Palazzo Pitti di Firenze. E' inoltre fondatore di AGC, prima associazione italiana che promuove la cultura del gioiello contemporaneo italiano, di cui è Vicepresidente.
Nel lavoro artistico di Semeraro l'integrità del materiale risulta fondamentale. Ispirata dagli artisti del movimento dell'Arte Povera, l'artista affianca metalli puri e di poco valore, come ferro e legno combusto, con metalli preziosi, come l'oro puro e l'argento, ottenendo un effetto disarmante. Il ferro viene quindi utilizzato per mettere in discussione il valore dell'oro. L'estetica viene ridotta alle forme geometriche più semplici in modo da enfatizzare ulteriormente l'aspetto materico.
Giovanni Sicuro in arte ‘Minto’
Nasce nel 1971 a Udine, vive e lavora a Castions di Strada.
Diplomato ‘maestro d’arte’ all’Istituto d’Arte ‘Sello’ di Udine e successivamente, in scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Frequenta per un anno la facoltà di Belle Arti di Madrid.
Ha collaborato attivamente con lo scultore udinese Giorgio Celiberti, con lo scultore-pittore Paolo Tait a Trento ed il pittore Andrea Vizzini a Venezia. Nel 1993, con il collega Giorgio Chiarcos, produce una serie di gioielli ispirati alle mostre tenutesi di volta in volta a Palazzo Grassi di Venezia. Nel 1999 è finalista nel concorso Arti Visive di Trieste ‘Lilian Caraian’. Tre anni dopo riceve il Secondo Premio allo stesso concorso. Da 10 anni espone in maniera continuata opere di scultura e oreficeria d’arte a Milano, Venezia e Roma. Nel 2006 espone al M.I.A.A.O. di Torino (Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi). Le sue opere di gioielleria contemporanea vengono ospitate in prestigiose Gallerie di Lisbona, Londra, New York e Cracovia. A gennaio 2008 esporrà i suoi gioielli al Victoria and Albert Museum di Londra.
L’oreficeria è una disciplina che ha sempre affascinato l’artista.
Per Giovanni fare un gioiello è trovare la combinazione di tecniche e materiali che si adattano in dinamiche cromatiche e di forma atte a fissare il pensiero.
La plasticità delle superfici esalta i chiaro-scuri, il valore dei metalli diventa cromia per riformulare nuovi dialoghi. Così la frattura di una pietra racconta la bellezza della materia e la sua sensualità dirompente.
Così gli smalti mescolati, cotti, bruciati, levigati o spugnosi evocano contrasti forti dove l’immaginazione corre ad individuare corrispondenze nella percezione sensoriale di ciascuno.
STEFANO ZANINI
Nasce a Udine nel 1964 dove vive e lavora. Si diploma al Conservatorio di Udine nel 1987. Nel frattempo, sedicenne inizia ad apprendere il mestiere di orafo nella bottega del nonno Eliseo Zoratti, conosciuto maestro orafo udinese che collaboró lungamente con Dino Basaldella.
Zanini impara l'arte del nonno lavorando gomito a gomito per lunghi 16 anni. Il maestro trasmise alla nuova generazione la cultura e l'arte delle differenti tecniche tradizionali orafe che tuttora l'artista applica sia per la produzione personale di oreficeria contemporanea sia per la produzione tradizionale che porta avanti nella vecchia bottega di famiglia.
Recentemente ha esposto in rinomate gallerie di Lisbona e Londra.
Anche un neofita dell'oreficeria comprende che dietro un pezzo creato dall'artista si nasconde una profonda conoscenza delle tecniche e del metallo, sia prezioso come l'oro e l'argento, sia l'acciaio e il titanio, e recentemente il ferro arrugginito di antichi chiodi che trova nelle vecchie porte di legno e che unisce all'oro lucente con sapore perfettamente attuale e di disegno individuale.
La sua passione per la montagna e l'ambiente naturale è fonte di ispirazione, come ad esempio le rocce calcaree che per la loro natura statica e grezza portano l'artista ad esprimersi con opere drammatiche e d'effetto per adornare il corpo.
PATRIZIA BONATI
Nasce nel 1964, vive e lavora a Cremona. Si forma orafa a Milano vent'anni fa, successivamente a Firenze con l'artista orafo padovano Giampaolo Babetto. Espone regolarmente in Italia a Milano e Roma, a Londra e a New York, e a Parigi presso la Galerie Hélène Porée. Da un paio d'anni collabora con la Fondazione Sospiro di Cremona e il Comune di Bergamo come artista in esposizione della mostra "Oltre la Ragione". I suoi gioielli fanno parte della collezione permanente del Grassi Museum di Lipsia. E' socio fondatore dell'AGC.
La Bonati preferisce l’oro e non si stanca di studiare i colori e le proprietà delle leghe. Il suo filo in oro, duro ma duttile, viene martellato, laminato, attorcigliato e costellato da nodi, lasciato pendere liberamente oppure incurvato in cerchi irregolari. Incavi e sporgenze spesso ospitano uno smalto bianco che dà luce all’insieme, esaltando le gradazioni cromatiche dell’oro. Le sue creazioni sono oggetti sofisticati ma comodamente indossabili, fragili all’apparenza ma resistenti nella sostanza. Sono forme aperte e in divenire che hanno il privilegio della versatilità della funzione, una sorta di intrinseca mobilità che sollecita la partecipazione e la creatività di chi li indossa. Dunque una ricerca agile e autentica, sostenuta da un’ampia cultura del gioiello, dall'antico a quello etnico, e da una tenace attività in laboratorio, nutrita dall’intesa affiatata di sapienza e intuizione.




